Il basket a Venafro nasce nel 1977 per merito di un ingegnere napoletano trapiantato nella nostra pianura e un manipolo di ragazzi che lo seguirono nell’amore di uno sport che non era il solito calcio.

Il basket nel mitico campetto 22×11 della villa comunale invece ha una genesi molto meno classica ma per certi versi molto più romantica e soprattutto due originalissimi suggeritori di quello che la ex pista di pattinaggio da sempre presente nell’area verde della nostra città poteva diventare per chi ama la palla a spicchi.

Trattasi di Kublay e Kaidu , due bastardissimi pelosoni che obbligavano il sottoscritto ad uscire appena dopo pranzo per andare a scorazzare appunto nella villa con la perenne difficoltà di convincere i due cagnolini a tornare a casa. Il campetto per loro era perfetto per farmi impazzire nel tentativo di acciuffarli poiché quando ero sul punto di farlo riuscivano sempre a sgattaiolare in mezzo ai buchi della recinzione tra tacchetelle di legno e barre di ferro che poi sarebbero diventate i classici posti in prima fila per guardare da vicino il 3vs3 in campo.

Correndo su quel campo ogni pomeriggio mi resi conto che a quel perimetro mancavano due cose per farlo diventare da fine maggio a tutto settembre il playground + affascinante dopo quelli d’oltre oceano: due tralicci con canestri e le linee proprie della pallacanestro.

Il campo era perfetto insomma per ricreare un campo da basket in miniatura in cui a differenza dei classici campi da 3vs3 si potesse correre, fare contropiede, non fermarsi su canestro fatto o subito insomma giocare a basket ma 3vs3 in un rettangolo adeguato al ridotto numero di giocatori rispetto al classico 5vs5.

Ma soprattutto era perfetto per avere un nostro campo di gioco anche d’estate quando i campionati erano finiti e il capannone di via pedemontana si infuocava sotto i raggi del sole.

Un campetto al centro della città facilmente raggiungibile da tutti, recintato il giusto e con fontanelle d’acqua pronte a ristorare i giocatori assetati.

Un campetto dove poter andare anche solo x guardare o fare due chiacchiere o magari corteggiare la tipa mentre i 6 in azione andavano su e giù senza soluzione di continuità.

Trasferii l’idea agli allora tecnici tuttofare della Bkv alias Maxnerbodeluca, PeppinochiodoBernardi e il Buonide e con il beneplacito di coach Capobianco allora solo Andrea e del presidente Falco partimmo nell’avventura di trasformare una desueta ed inutilizzata pista di pattinaggio in un minicampo da basket per il 3vs3 estivo.

Il problema + grande era trovare due tralicci ma il Buonide si ricordò che alle Scuole Medie in un magazzino polveroso giacevano inoperosi appunto due impianti da basket e la madre di Andrea, preside della scuola, ci fece una donazione quanto mai gradita. I cerchi facevano pena ma quelli le “ricchissime” casse della Bkv presieduta dal mitico Falco potevano permetterseli e così facemmo.

Rimaneva il problema di come fissarli al terreno ma Nerbo e Peppino dopo la classica appicicata su come era meglio fare convennero che blocchetti e piastra d’alluminio su cui poggiarli erano l’unica soluzione non potendo fissarli direttamente al cemento in quanto il Comune, che ci concesse di trasformare l’ex pista di pattinaggio, voleva che all’occorrenza i tralicci potevano essere rimossi e anche per noi la cosa andava bene in quanto proprio in quell’anno ci saremmo spostati finalmente al palazzetto e quei tralicci erano perfetti per fare un secondo mini campo orizzontale alla fine del campo principale lato Ceppagna.

Ma le casse della società dopo il sanguinoso acquisto dei cerchi non potevano certo permettersi anche quello dei blocchetti e delle piastre e allora Nerbo si trasformò in Arsenio Lupin e a me ignaro fece fare il palo mentre lui si infilava in un cantiere e ne usciva con due tavole per ponteggi come basi perfette per i blocchetti che invece furono saccheggiati in tutta Venafro da ognuno di noi.

Eravamo pronti al mega trasloco e chiaramente serviva il Buonide con il suo trattore con rimorchio su cui non chiedetemi in che diavolo di modo i tre tenori riuscirono a posizionare tralicci,cerchi,blocchetti e tavole agganciati da un mare di corde ed elastici che Mac Gyver ci faceva una pippa…

Il tragitto dal palazzetto alla villa fu un’apoteosi di motorini, vespe e biciclette che scortarono il trattore con il suo preziosissimo carico e arrivati alla meta tutti i ragazzi della Bkv diedero un mano per alzare i due canestri in modo da poter giocare sul nuovo magico campo il prima possibile.

Questa scena si è ripetuta tutti gli anni a seguire fin quando non riuscimmo a dotare la villa di un impianto tutto proprio ma il ricordo del viaggio allucinante palazzetto-villa con il seguito festante dei ragazzi e gli smadonnamenti degli automobilisti, che si trovavano davanti un mezzo semovente con spigoli e sporgenze del tutto irregolari e pericolosi ma assolutamente non arrestabile pena linciaggio immediato, è una delle cose + belle che mi vengono in mente se penso a quei tempi. Come era triste il giorno di settembre in cui i tralicci venivano riportati al palazzetto questa volta con soli 4/5 fessi a fare il lavoraccio mentre qualche lacrimuccia spuntava su chi non avvisato scendendo in villa si ritrovava il rettangolo senza canestri e doveva “solo” aspettare 8/9 mesi per rivederlo completo e vivo…

L’estate del 1994 era appena iniziata e per i cestisti locali la villa era il proprio Madison, il posto dove appena possibile andare e provare a fare una squadra improvvisata con altri due trovati a bordocampo per sfidare i vincitori della partita precedente seguendo la ferrea regola “chi vince continua a giocare, chi perde fuori ” con la magra consolazione della fontanella da andare a visitare in attesa di poter rientrare in gioco nel magico 22×11.

A volte se perdevi una partita dovevi aspettare una vita per poter rigiocare tanti erano i terzetti in attesa e la regola non scritta era che se le squadre erano 2/3 si arrivava a 21, 4/5 a 15, sec’era la folla si arrivava ad 11 con partite accesissime in cui nessun voleva perdere non per altro che non aspettare un’eternità per poter rientrare in gioco.

Tutti, ma veramente tutti quelli che giocavano a basket a Venafro, si innamorarono della villa e della facilità di gioco del 3vs3 in cui schemi e tatticismi non c’erano così come ruoli e tecnica pura ma solo l’essenza del giuoco: io-la palla-l’avversario-il canestro.

Ad inizio luglio partorimmo l’idea del primo torneo che si svolse a cavallo tra luglio e agosto con finale il 4.

Ovunque i tornei di 3vs3 duravano un solo giorno massimo due ma dopo tante partite a 21 o addirittura a 11 l’idea che prevalse fu quella di fare un torneo con vere partite di pallacanestro con tempi lunghi, referto, cambi e time out.

Dovevamo però segnare il campo e il giorno delle linee da 3 fu memorabile con Massimo che da un lato disegnava la sua amatissima linea con minuziosità certosina mentre dall’altro Peppino probabilmente stanchissimo dopo una giornata in fabbrica disegnò una linea da 3 che partiva correttamente dagli allora 6.25 per finire dall’altra parte a poco + di 6 metri… non vi dico cosa successe quando Nerbo si accorse del misfatto ma poi Peppe arbitrando si rifece…

Quel giorno la prima partita con le linee da rispettare fece capire a tutti che soprattutto in larghezza il campo era proprio piccolo e pestare quella di lato o di fondo era ahimè molto facile. Ma per compensare tale difficoltà si decise di inventare il tiro da 4 immediatamente dietro la linea di centrocampo che poi segnò il destino di molte partite e di una finale “ganciosa”.

Il regolamento del torneo ricalcava quello della fip ma con cambi volanti, uscita a 6 falli e soprattutto con la variabile “frasche” cioè con necessità di dosare le parabole di tiro per non farsi stoppare non dall’avversario ma appunto dai rami degli alberi presenti su uno dei lati lunghi del campo. Un anno l’ineffabile Buonide approntò un accrocchio degno di Edwards mani di forbice in grado di tagliare anche le frasche + lontane dal suolo ma l’incubo stoppata dal cielo rimarrà x sempre nei sogni di tutti noi.

Si giocò sempre di giorno con i fogli Bristol attaccati al muro del bocciodromo con tutte le informazioni possibili sulle squadre e i singoli partecipanti mentre all’Adidas Streetball al massimo sapevi come si chiamava la squadra con cui stavi x giocare.

Il segnapunti, altra creazione di Nicandro era la croce di chi doveva girare i numeri e ogni tanto li vedeva cadere per terra per poi rompersi le mani per rimetterli nella guida.

Non avevamo accesso al bocciodromo e ogni sera ci caricavamo sedie, tavoli e quant’altro nelle macchine per poi riportare tutto il giorno dopo in villa con fatica e asteme varie.

Arrivati all’atto delle semifinali mi venne la brillante idea di disputarle in notturna ma non avevamo i fari di oggi. Il padre di Annamaria ci mise a disposizione due faretti da 250 che furono sistemati alla men peggio su due alberi e l’effetto visivo era da penombra o poco più con i due tabelloni che per un effetto ottico strano avevano il quadrato dove far colpire la palla sfumato e spostato se lo guardavi da sotto.

Nessun problema per chi tirava direttamente al ferro ad esempio MarioGigioGreco che poi avrebbe dominato diverse edizioni del torneo, un dramma per chi appoggiava anche alla tabella, una catastrofe per chi tirava SOLO attabbellone ed era pure senza occhiali… passai tutto il primo tempo a tirare all’ombra spostata del quadrato prima di capire l’inghippo e porre rimedio nella ripresa in modo da non sentirmi + ripetere da NicoCuaptàn mio fido compagno di squadra e portatore dei migliori blocchi di sempre “uè ma stasera nn’ c’afficch’ ?!?”

Il Torneo primo di 12 fantastiche edizioni andò a Nicandro, Brunomaria, Piermaria e un ragazzo di Pistoia in vacanza a FilignanoSabbiadoro, secondi io, che in quella edizione persi tra organizzazione, arbitraggio e gioco ben 11 chili, Nico, Sergio, Pino, Lino e Vizoco e terzi Palazzo, Guarini, Piskio, Luca Rossi e Bovenzi ma in realtà a vincere fummo tutti perchè avevamo creato dal quasi nulla un fantastico e magico luogo di divertimento dove ognuno anche solo per un giorno, anche solo per una mezz’ora, anche solo per un attimo si è sentito il re della villa, il + forte di tutti!!!

 

Arturo Mascio

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