A quelli che

29/07/2016

A quelli che lo aspettano per un anno intero,
a quelli che quando arriva non ci sono per nessuno,
a quelli che vengono, danno una sbirciatina e vanno via,
a quelli che lo giocano come si gioca un’Eurolega,
a quelli che al primo sole di marzo iniziano ad allenarsi,
a chi tutti i santissimi anni arriva ultimo ma si iscrive lo stesso,
a chi l’ha visto per la prima volta e ancora non ci crede.
A quelli che “meglio la sagra della porchetta” (sì, anche a loro),
a quelli che un’ora prima dell’inizio erano già sul campo, e a quelli che anche se avevi due tavoli, otto sedie, una cassa d’acqua e tre scopettoni sulle spalle ti lasciavano soffrire in silenzio.
A quelli che il “dopotorneo” è più bello del torneo stesso,
a quelli che hanno dormito otto ore in due settimane,
a quelli che alla prima edizione non erano neanche nati.
A quelli che hanno semplicemente guardato e sono andati via,
a chi non c’ha capito niente, a chi ha tifato, a chi si è arrampicato sulla gradinata per il posto migliore e a chi ha aspettato sotto l’acqua.
A chi ci ha perso il sonno, la fame, il sudore, la pazienza e la salute.
Ai perfezionisti, ai professionisti, agli idealisti e ai menefreghisti.
A chi voleva vincere e non ce l’ha fatta, a chi ha vinto ed è felice, a chi ha perso ma ha lottato.
A chi ha giocato col sangue agli occhi e la fiamma dentro,
a chi non se l’aspettava
e a chi ogni anno rimane stupito.
A tutti quelli che, ancora una volta e senza sapere perché, se ne sono innamorati. Di nuovo.
A tutti voi e a chi, anche per un istante, si è sentito parte di questa cosa immensa, GRAZIE.
Ci vediamo l’anno prossimo.

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